LA PAROLA PER LA SETTIMANA

Ora, invece, essi aspirano a una patria migliore
(Omelia dell’arcivescovo Mario Delpini in occasione della sua visita a Marnate – 28.06.2026)
“Ora invece essi aspirano a una patria migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non si vergogna di essere chiamato loro Dio. Ha preparato infatti per loro una città”. (Ebrei 11,16)
Come mai nel paese dei pigri ci sono di quelli che si mettono per strada e affrontano fatiche e sacrifici, ma con animo contento e sembra che il viaggio loro non pesi?
Come mai nel paese dei vili ci sono di quelli che non hanno paura e affrontano i pericoli, persino il rischio di trovarsi soli, in una terra straniera?
Come mai nel paese degli scettici ci sono di quelli che sono abitati da una fede certa, semplice, lieta e credono fermamente al punto da essere disposti a pagare il prezzo della coerenza, della impopolarità.
Come mai nel paese dei malati di malumore e di tristezza ci sono di quelli che sorridono, hanno voglia di cantare, irradiano gioia e gusto di vivere?
Come mai nel paese degli individualisti solitari ci sono di quelli che camminano insieme, si aiutano a vicenda, si apprezzano e si stimano a vicenda, fino a essere disposti a servirsi gli uni gli altri?
Come mai nel paese dei violenti, aggressivi in parole e in opere, sempre pronti a litigare, ci sono di quelli che si dedicano a opere di pace, di riconciliazione, di benevolenza?
Come mai nel paese delle parole a vanvera, dei luoghi comuni stupidi e cattivi, dei discorsi volgari, ci sono di quelli che con le parole fanno del bene, che seminano pensieri buoni e originali, che suggeriscono di guardare lontano, oltre, oltre?
Come mai nel paese dello spreco, dove si butta e si sciupa l’acqua e il latte, e si rovina l’acqua e l’aria, e si riempiono le case e le teste di cose inutili, preziose e inutili, costose e inutili, ci sono di quelli che scelgono la sobrietà, il risparmio, la rinuncia al superfluo?
- “Di loro il mondo non era degno” (Ebrei 11,38)
Ecco, forse si può dire che il paese non è degno dei migliori. Li considera strani. Li deride. Li evita. Dice ai bambini: “non fate come loro, sono pericolosi!”. Eppure, non si costruiscono un mondo a parte, non si ritirano su una montagna, non costruiscono un quartiere a parte con la sbarra e la vigilanza all’ingresso. Loro invece abitano i giorni di tutti e percorrono le strade di tutti.
- L’incontro, la promessa, la fede.
Che cosa è successo a questi uomini e donne che hanno dentro una luce, una gioia, un coraggio che le rende originali?
Non sono più intelligenti degli altri, non sono più forti degli altri, non sono più capaci di fare affari o di organizzare feste.
Che cosa è successo? Come mai vivono così, come tutti eppure sono tanto diversi?
Hanno incontrato Gesù e incrociato il suo sguardo e ascoltato la sua parola.
Hanno incontrato Gesù e hanno conosciuto la sua promessa: c’è una umanità nuova da costruire, c’è una patria migliore, quella celeste. La promessa di Gesù non offre una città di fantasia, che si perde in una utopia. La città migliore, quella dei cieli è, in realtà, la città di Dio.
Hanno creduto nella promessa di Gesù e hanno pensato che valesse la pena vivere secondo la sua parola, seguirlo per entrare nella vita eterna, la vita di Dio.
- L’oratorio è la casa di ragazzi originali.
Nella proposta offerta oggi e sempre dall’oratorio, i discepoli di Gesù riconoscono la sua presenza, si ispirano all’esempio dei santi giovani: pregano, perché sono grati dell’amicizia che Gesù offre; sono fiduciosi perché credono alla promessa di Gesù e rispondono alla sua chiamata per portare a compimento la loro vocazione; si dedicano al servizio, perché vogliono imitare Gesù che non è venuto per essere servito, ma per servire.
+ Mario Delpini, arcivescovo
