L’immagine del TEMPIO, insieme a qualche riflessione e a qualche spunto di preghiera e di vita che ci vengono da questa contemplazione, possono accompagnarci nella rilettura e nell’ascolto della Parola di Dio di questa domenica:

– il rischio di costruire un tempio pensandolo come una sorta di “lampada di Aladino” in cui imprigionare il “Genio”, così da farlo uscire quando lo vogliamo noi e solo per esaudire i nostri desideri, è sottolineato in modo particolare nella lettura del primo libro dei Re, che ci invita a porci questa domanda: il mio modo di rivolgermi a Dio nella preghiera è quello di chi cerca di piegare lui nel fare la mia volontà, oppure è – come ci chiede Gesù – quello di chi sa affidarsi alla sua di volontà, confidando che il suo disegno su di me è il mio bene più grande, anche quando passa attraverso fatiche da affrontare?

– ecco allora che, nel brano del Vangelo di Marco, la figura della vedova povera che getta due monetine nel tempio e cioè, “tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”, ci descrive “plasticamente” chi sia un vero discepolo di Gesù: è uno che si lascia interpellare e si gioca interamente nei confronti di Dio. Da qui, allora, una seconda domanda che ci viene dal Vangelo: se guardo alla mia vita, riesco a trovare qualche momento in cui il mio modo di pensare e di agire sia stato o sia tutt’ora paragonabile al gesto di grande affidamento a Dio di questa povera donna?

– e se leggiamo così il Vangelo, riusciremo anche ad intuire ciò che Paolo scrive alla comunità di Corinto e cioè cosa voglia dire essere noi – nella nostra persona, nel nostro “corpo” – il tempio in cui abita Dio e attraverso il quale gli altri possono incontrare il Dio nascosto: come ci troverà la “prova del fuoco” descritta nella seconda lettura? Quella che giudicherà se la nostra opera è costruita sul fondamento che è Gesù, se è fatta per resistere oppure non vale molto?

Buona domenica! Don Alberto