LA PAROLA PER LA SETTIMANA
Gesù è ORIGINALE nell’interpretare il suo modo di essere “Messia” e questo arriva a sconcertare anche Giovanni Battista, colui cioè, che aveva inteso la propria vita, come una missione di annuncio e di preparazione dei cuori del popolo di Israele alla venuta dell’“Unto/Inviato del Signore Dio”.

Giovanni pensa e propone così il messia atteso: “Razza di vipere, chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? … Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco… Brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile“.
È un po’ il modo in cui anche noi siamo tentati di pensare a Dio: uno, cioè, che con i suoi fulmini e saette dovrebbe estirpare immediatamente il male del mondo, a partire da “quello lì” o “quella lì” che mi dà fastidio, intanto che c’è…
Gesù, invece, interpreta la sua missione nel mondo in un altro modo: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore”.
È il modo in cui pensa e agisce Dio, potente e grande nell’amore.
Ecco come commenta ciò il nostro vescovo Mario: “La potenza di Dio si rivela in modo sconcertante per le attese e le pretese delle umane fantasie. L’unico potere che Gesù ha è quello di farsi servo della gioia e della speranza di coloro che invocano la salvezza. La potenza di Dio è sconcertante: fa germogliare il bene anche nella desolazione, La gloria di Dio è la misericordia che semina misericordia nella storia dell’umanità”.
In quale “dio” o “Dio” credo io?
Come posso essere discepolo del “Dio che Gesù mi manifesta” con la sua vita? Buon cammino di Avvento! don Alberto
