“Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?”: è la domanda che si pongono i discepoli, pieni di stupore, per il fatto che Gesù sia riuscito a calmare la tempesta nella quale si erano imbattuti sul lago di Tiberiade; domanda alla quale le tre letture cercano di dare una propria risposta:

– il brano del libro del Siracide – riletto da cristiani nella prima lettura di oggi – ci porta a contemplare Gesù Cristo come la Parola di Dio che ha fatto tutto ciò che esiste e che ci invita a tenere desto il nostro stupore per la meraviglia del creato, così da riconoscere in Dio il suo Creatore e sapergli sempre rivolgere la nostra lode e il nostro ringraziamento di creature: “nel glorificare il Signore, esaltatelo quanto più potete, perché non sarà mai abbastanza. Nell’esaltarlo moltiplicate la vostra forza, non stancatevi, perché non finirete mai”;

– la pericope della lettera di Paolo alla comunità di Colossi ci descrive invece Gesù Cristo come l’uomo nuovo che, con la sua vita condivisa con noi qui su questa terra, ci riporta a quello che era il “sogno” di Dio quando ha creato l’uomo, così da riconoscerlo sempre iscritto in noi e da avere le forze necessarie per riuscire a lottare contro l’uomo vecchio che invece ci rovina come sue creature, perché ci porta lontano dal sogno del Creatore: “vi siete svestiti dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova per una piena conoscenza, ad immagine di Colui che lo ha creato”;

– il brano del Vangelo di Matteo ci invita infine a considerare Gesù Cristo come il Signore del creato che non ci risparmia dalle tempeste della vita – è per questo che a noi sembra che dorma – ma promette di accompagnarci nella nostra fatica di attraversarle e, nello stesso tempo, ci chiede di essere solidali con gli altri uomini e donne che le stanno vivendo perché – siccome siamo tutti sulla stessa barca – o ci salviamo insieme, oppure ci perdiamo tutti: “perché avete paura, gente di poca fede?”.

Buona domenica! don Alberto

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