LA PAROLA PER LA SETTIMANA

Verso la festa di San Luigi (3a puntata)
I piccoli, i poveri che insegnano a vivere
“Sono un disastro” dice Mattia “non riesco a combinare niente”.
“Si capisce che mio papà preferisce mio fratello. Io non valgo niente, sono stato anche bocciata” pensa la Cathy.
“C’era una ragazza che mi piaceva. Ho cercato di farmela amica. Mi ha guardato come si guarda un lampione. È vero che sono alto e magro, ma non sono un lampione. Si vede che non sono interessante per nessuno” confida Giulio.
“In casa mia non c’è niente di quello che faccio che vada bene. Hanno da dire di come mi vesto, hanno da dire dei miei orari, della musica che ascolto, di come tengo le mie cose. Insomma, sono una delusione per questa famiglia” commenta ogni volta la Vale.
Ma poi i quattro, Mattia, Cathy, Giulio, Vale sono stati chiamati per essere animatori dell’oratorio feriale. È stata un’estate stupenda. Naturalmente hanno poi riempito di foto i loro smartphone e intasato di messaggi i loro gruppi. E quando si incontravano ricordavano quella festa, quella gita sotto l’acqua, quel gioco, quella caccia al tesoro che avevano inventato. Ne avevano di cose da raccontare.
Ma – credo – la cosa più importante, la rivelazione di cui avevano bisogno era di scoprire che erano capaci di far contenti gli altri. Si consideravano, per una ragione o per l’altra, un fallimento e una delusione. E ciascuno aveva scoperto di avere doti che non pensava e di riuscire a fare delle cose bene, sì proprio bene. “I ragazzi mi cercano. Mi aspettano. Mi salutano se mi vedono per strada. Ecco, i ragazzi mi hanno rivelato che sono importante per loro”.
Quelli che celebrano la festa di san Luigi hanno molte ragioni per essere contenti. Ma forse la cosa più importante era proprio questa: i poveri, i piccoli mi insegnano quello che sono capace di fare e che sono adatto a fare contenti gli altri.
Buona domenica! + Mario
